Inter
16 gennaio 2026

Fuga nerazzurra e Milan che non molla: il titolo d'inverno è nostro!

Riassunto

L'Inter conquista il titolo d'inverno con il gol di Pio Esposito contro il Lecce e vola a +6 sul Napoli, fermato per la terza volta consecutiva dal Parma. Il Milan risponde presente battendo 3-1 il Como in rimonta e si porta a -3 dai nerazzurri. Numeri da scudetto per l'Inter: 15 vittorie in 20 partite e 10 gol negli ultimi 15 minuti. Sul mercato spunta l'ipotesi Perisic, che vorrebbe tornare ma il PSV fa muro.

Titolo d'inverno conquistato: +6 sul Napoli che si ferma ancora

Importanza: 10/10

Il punto è questo: l'Inter ha conquistato il titolo d'inverno e lo ha fatto nel modo più bello possibile, vincendo mentre il Napoli inciampava ancora. Il +6 sui partenopei non è solo una questione numerica, è la fotografia di due squadre che stanno vivendo momenti opposti.

Il Napoli di Conte si è fermato per la terza volta consecutiva, stavolta contro un Parma che ha costruito un muro invalicabile davanti a Rinaldi (portiere esordiente, per carità). Tre pareggi di fila non sono un caso: sono il segnale di una squadra che paga le assenze dei lungodegenti e soprattutto la mancanza di alternative. McTominay può essere l'highlander che non sente il logorio, ma da solo non basta quando ti mancano Anguissa, Gilmour, Meret, De Bruyne e Lukaku.

Dall'altra parte c'è un'Inter che soffre, che fatica, che non convince ma che porta a casa i tre punti. Questo è il DNA vincente che Chivu sta trasmettendo alla squadra: quando non gira tutto perfetto, quando mancano energie e lucidità (parole sue), ci metti il cuore e trovi comunque la strada per vincere. Il gol di Pio Esposito all'ultimo respiro non è solo una zampata fortunata, è il simbolo di una mentalità che non molla mai.

Credetemi, questi sono i momenti che decidono i campionati. Non le vittorie facili contro le piccole, ma queste partite sporche dove devi tirare fuori gli attributi. L'Inter li ha tirati fuori, il Napoli no. E ora il distacco inizia a diventare importante: otto punti di differenza reale se consideriamo che i partenopei hanno sette punti in meno rispetto all'anno scorso mentre i nerazzurri ne hanno uno in più.

Il Milan non molla: 3-1 al Como e distacco ridotto a tre punti

Importanza: 9/10

Mentre l'Inter festeggiava il titolo d'inverno, il Milan ha mandato un messaggio chiaro: noi ci siamo ancora. Il 3-1 al Como non è stata una passeggiata, anzi. I rossoneri hanno rischiato grosso, sono andati sotto con Kempf e solo le parate miracolose di Maignan li hanno tenuti in partita.

Ma qui emerge la differenza tra una squadra che ha ambizioni e una che si accontenta: l'Inter vince soffrendo contro il Lecce, il Milan ribalta una partita complicata contro un Como che in casa non perdeva da maggio. Questo è il carattere che Allegri sta mettendo nella sua squadra.

Il rigore di Nkunku (che Leao voleva tirare, ma Max ha fatto bene a chiamare il francese) ha cambiato l'inerzia, poi la doppietta di Rabiot ha chiuso i conti. Il francese sta vivendo una seconda giovinezza in rossonero: fisico, tecnica e quella cattiveria agonistica che serve nelle partite che contano.

Ora il Milan è a -3 dall'Inter e può guardare con fiducia al futuro. Certo, i nerazzurri hanno una partita in meno e sulla carta una rosa più profonda, ma il calcio non si gioca sulla carta. E Allegri lo sa bene: "Nessun messaggio all'Inter, noi dobbiamo fare la corsa su noi stessi". Parole da allenatore esperto che sa come si vincono i campionati.

Capitolo Como: Fabregas può essere orgoglioso della sua squadra. Hanno tenuto testa al Milan per un'ora, hanno dimostrato di avere personalità e qualità. Ma alla fine la differenza l'hanno fatta i singoli: Maignan da una parte, Nkunku e Rabiot dall'altra. Questo è il gap che separa chi lotta per lo scudetto da chi sogna l'Europa.

Pio Esposito, il predestinato che decide le partite che contano

Importanza: 8/10

Quando Pio entra, trova sempre il modo di lasciare il segno. E stavolta il segno ha il peso specifico dello scudetto, perché quel gol al 78' contro il Lecce vale molto più di tre punti: vale la conferma che l'Inter ha trovato il suo nuovo diamante.

Il ragazzo di Castellammare ha fatto tutto quello che doveva fare: è entrato dalla panchina, ha lottato su ogni pallone, ha preso botte e ne ha date, e quando è arrivato il momento giusto ha piazzato la zampata vincente. Sarà pure stato fortunato per la scivolata di Siebert, avrà pure "ciabattato" il tiro come scrive la Gazzetta, ma i campioni si riconoscono proprio da questo: sanno essere decisivi anche quando non sono perfetti.

La statistica parla chiaro: tra i subentrati con più di un gol e più di un assist nei top 5 campionati europei, solo El Mala del Colonia (classe 2006) è più giovane di lui. Ma Pio ha qualcosa in più: ha quella fame matta dei vent'anni unita alla maturità di chi sa di essere in una squadra che può vincere tutto.

E pensare che il Napoli aveva offerto quasi 40 milioni per portarselo via in estate. L'Inter non si è nemmeno seduta al tavolo, e ha fatto bene. Perché Pio non è solo un talento, è il simbolo del futuro nerazzurro. Quando Bergomi ti dice "mi piace la tua maturità" e Viscidi conferma che sta avendo una carriera migliore del fratello Sebastiano, significa che sei sulla strada giusta.

Ora la sfida è non montarsi la testa. Ma dalle sue parole traspare l'umiltà giusta: "Per me non cambierà nulla". Ecco, continua così Pio. Perché l'Inter ha bisogno di campioni che sappiano restare con i piedi per terra.

Numeri da scudetto: 15 vittorie in 20 partite, un'Inter da record

Importanza: 8/10

I numeri non mentono mai, e quelli dell'Inter raccontano una storia bellissima. Quindici vittorie nelle prime venti giornate: nell'era dei tre punti era successo solo altre quattro volte, l'ultima proprio la scorsa stagione quando i nerazzurri arrivarono a quota 16.

Ma c'è un dato che vale più di tutti gli altri: l'Inter è la squadra che segna di più negli ultimi quindici minuti di partita in Serie A. Dieci gol nel finale, nessuno ha fatto meglio. E questo non è un caso, è la dimostrazione di una mentalità vincente che non molla mai, di una condizione fisica superiore e di una panchina che può cambiare le partite.

Pensate al gol di Pio contro il Lecce: arriva al 78', quando le gambe iniziano a pesare e la lucidità diminuisce. Ma l'Inter in quel momento trova la forza di spingere ancora, di mettere in campo tre punte e di andare all'assalto finale. Questo è il DNA di una squadra che vuole vincere.

E poi c'è la continuità dei singoli: Mkhitaryan ha tagliato il traguardo delle 200 presenze in Serie A, un percorso iniziato con la Roma e proseguito in nerazzurro con 113 apparizioni. L'armeno è l'esempio perfetto di come si possa essere decisivi anche a 36 anni, quando hai la testa giusta e la voglia di non mollare mai.

Capitolo arbitri: Calcagno ha ragione quando dice che Inter-Napoli è stato "il più bello spot per il nostro sport". Doveri ha diretto una partita perfetta, applicando il regolamento senza farsi condizionare dalle pressioni. Questo è il calcio che vogliamo vedere: intenso, corretto, spettacolare.

Perisic, il ritorno del figlio prodigo: l'Inter ci pensa davvero

Importanza: 6/10

Ivan Perisic vuole tornare all'Inter. E l'Inter, credetemi, ci sta pensando seriamente. Il croato ha 37 anni il prossimo 2 febbraio, ma i numeri parlano chiaro: 4 gol e 10 assist in questa stagione, compreso un gol decisivo in Champions contro il Liverpool. Non male per uno che dovrebbe essere finito, no?

Il problema non è convincere il giocatore (che tornerebbe di corsa) ma il PSV Eindhoven, che non vuole privarsi di uno dei suoi leader a metà stagione. Gli olandesi stanno inseguendo la qualificazione ai playoff di Champions e Perisic è fondamentale nei loro piani. Ma se dovessero uscire dalla coppa, le valutazioni potrebbero cambiare.

Dall'Olanda arrivano segnali contrastanti: l'Eindhovens Dagblad parla di richieste economiche troppo alte per l'Inter, ma la realtà è che servirebbe un'offerta importante per convincere il PSV a lasciarlo andare. Pochi milioni non bastano per un giocatore che ha rinnovato fino al 2027 e che rappresenta un pilastro della squadra.

Ma perché l'Inter dovrebbe puntare su un quasi 37enne? Semplice: perché Perisic conosce l'ambiente, sa cosa significa giocare per vincere, e soprattutto può giocare sia a destra che a sinistra. Con Dumfries out fino a fine febbraio e Luis Henrique unica alternativa, un profilo così esperto potrebbe fare la differenza.

Non sarà il colpo del secolo, ma in un momento in cui serve esperienza e personalità, Ivan potrebbe essere la soluzione giusta. L'età è solo un numero quando hai ancora la voglia e la qualità per fare la differenza.

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Capitolo mercato: l'Inter accelera per Branimir Mlacic, difensore croato dell'Hajduk Spalato che dovrebbe sbarcare in Italia tra domenica e lunedì per 5 milioni. Frattesi resta in bilico: il Nottingham Forest intensifica i contatti ma l'Inter chiede sempre 35 milioni. Ora, prestate attenzione: la Roma piazza il doppio colpo Malen-Vaz per 52 milioni, mentre Raspadori è ufficialmente dell'Atalanta dall'Atletico Madrid. La Juventus punta Mingueza del Celta Vigo per la fascia destra, mentre Locatelli stravolge i piani con le sue prestazioni convincenti. Curiosità: l'Udinese patteggia per il caso Mandragora con una multa di 10.700 euro, evitando la penalizzazione.

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