Fuga nerazzurra e Milan che non molla: il titolo d'inverno è nostro!
Riassunto
L'Inter conquista il titolo d'inverno con il gol di Pio Esposito contro il Lecce e vola a +6 sul Napoli, fermato per la terza volta consecutiva dal Parma. Il Milan risponde presente battendo 3-1 il Como in rimonta e si porta a -3 dai nerazzurri. Numeri da scudetto per l'Inter: 15 vittorie in 20 partite e 10 gol negli ultimi 15 minuti. Sul mercato spunta l'ipotesi Perisic, che vorrebbe tornare ma il PSV fa muro.
Titolo d'inverno conquistato: +6 sul Napoli che si ferma ancora
Il punto è questo: l'Inter ha conquistato il titolo d'inverno e lo ha fatto nel modo più bello possibile, vincendo mentre il Napoli inciampava ancora. Il +6 sui partenopei non è solo una questione numerica, è la fotografia di due squadre che stanno vivendo momenti opposti.
Il Napoli di Conte si è fermato per la terza volta consecutiva, stavolta contro un Parma che ha costruito un muro invalicabile davanti a Rinaldi (portiere esordiente, per carità). Tre pareggi di fila non sono un caso: sono il segnale di una squadra che paga le assenze dei lungodegenti e soprattutto la mancanza di alternative. McTominay può essere l'highlander che non sente il logorio, ma da solo non basta quando ti mancano Anguissa, Gilmour, Meret, De Bruyne e Lukaku.
Dall'altra parte c'è un'Inter che soffre, che fatica, che non convince ma che porta a casa i tre punti. Questo è il DNA vincente che Chivu sta trasmettendo alla squadra: quando non gira tutto perfetto, quando mancano energie e lucidità (parole sue), ci metti il cuore e trovi comunque la strada per vincere. Il gol di Pio Esposito all'ultimo respiro non è solo una zampata fortunata, è il simbolo di una mentalità che non molla mai.
Credetemi, questi sono i momenti che decidono i campionati. Non le vittorie facili contro le piccole, ma queste partite sporche dove devi tirare fuori gli attributi. L'Inter li ha tirati fuori, il Napoli no. E ora il distacco inizia a diventare importante: otto punti di differenza reale se consideriamo che i partenopei hanno sette punti in meno rispetto all'anno scorso mentre i nerazzurri ne hanno uno in più.
Il Milan non molla: 3-1 al Como e distacco ridotto a tre punti
Mentre l'Inter festeggiava il titolo d'inverno, il Milan ha mandato un messaggio chiaro: noi ci siamo ancora. Il 3-1 al Como non è stata una passeggiata, anzi. I rossoneri hanno rischiato grosso, sono andati sotto con Kempf e solo le parate miracolose di Maignan li hanno tenuti in partita.
Ma qui emerge la differenza tra una squadra che ha ambizioni e una che si accontenta: l'Inter vince soffrendo contro il Lecce, il Milan ribalta una partita complicata contro un Como che in casa non perdeva da maggio. Questo è il carattere che Allegri sta mettendo nella sua squadra.
Il rigore di Nkunku (che Leao voleva tirare, ma Max ha fatto bene a chiamare il francese) ha cambiato l'inerzia, poi la doppietta di Rabiot ha chiuso i conti. Il francese sta vivendo una seconda giovinezza in rossonero: fisico, tecnica e quella cattiveria agonistica che serve nelle partite che contano.
Ora il Milan è a -3 dall'Inter e può guardare con fiducia al futuro. Certo, i nerazzurri hanno una partita in meno e sulla carta una rosa più profonda, ma il calcio non si gioca sulla carta. E Allegri lo sa bene: "Nessun messaggio all'Inter, noi dobbiamo fare la corsa su noi stessi". Parole da allenatore esperto che sa come si vincono i campionati.
Capitolo Como: Fabregas può essere orgoglioso della sua squadra. Hanno tenuto testa al Milan per un'ora, hanno dimostrato di avere personalità e qualità. Ma alla fine la differenza l'hanno fatta i singoli: Maignan da una parte, Nkunku e Rabiot dall'altra. Questo è il gap che separa chi lotta per lo scudetto da chi sogna l'Europa.
Pio Esposito, il predestinato che decide le partite che contano
Quando Pio entra, trova sempre il modo di lasciare il segno. E stavolta il segno ha il peso specifico dello scudetto, perché quel gol al 78' contro il Lecce vale molto più di tre punti: vale la conferma che l'Inter ha trovato il suo nuovo diamante.
Il ragazzo di Castellammare ha fatto tutto quello che doveva fare: è entrato dalla panchina, ha lottato su ogni pallone, ha preso botte e ne ha date, e quando è arrivato il momento giusto ha piazzato la zampata vincente. Sarà pure stato fortunato per la scivolata di Siebert, avrà pure "ciabattato" il tiro come scrive la Gazzetta, ma i campioni si riconoscono proprio da questo: sanno essere decisivi anche quando non sono perfetti.
La statistica parla chiaro: tra i subentrati con più di un gol e più di un assist nei top 5 campionati europei, solo El Mala del Colonia (classe 2006) è più giovane di lui. Ma Pio ha qualcosa in più: ha quella fame matta dei vent'anni unita alla maturità di chi sa di essere in una squadra che può vincere tutto.
E pensare che il Napoli aveva offerto quasi 40 milioni per portarselo via in estate. L'Inter non si è nemmeno seduta al tavolo, e ha fatto bene. Perché Pio non è solo un talento, è il simbolo del futuro nerazzurro. Quando Bergomi ti dice "mi piace la tua maturità" e Viscidi conferma che sta avendo una carriera migliore del fratello Sebastiano, significa che sei sulla strada giusta.
Ora la sfida è non montarsi la testa. Ma dalle sue parole traspare l'umiltà giusta: "Per me non cambierà nulla". Ecco, continua così Pio. Perché l'Inter ha bisogno di campioni che sappiano restare con i piedi per terra.
Numeri da scudetto: 15 vittorie in 20 partite, un'Inter da record
I numeri non mentono mai, e quelli dell'Inter raccontano una storia bellissima. Quindici vittorie nelle prime venti giornate: nell'era dei tre punti era successo solo altre quattro volte, l'ultima proprio la scorsa stagione quando i nerazzurri arrivarono a quota 16.
Ma c'è un dato che vale più di tutti gli altri: l'Inter è la squadra che segna di più negli ultimi quindici minuti di partita in Serie A. Dieci gol nel finale, nessuno ha fatto meglio. E questo non è un caso, è la dimostrazione di una mentalità vincente che non molla mai, di una condizione fisica superiore e di una panchina che può cambiare le partite.
Pensate al gol di Pio contro il Lecce: arriva al 78', quando le gambe iniziano a pesare e la lucidità diminuisce. Ma l'Inter in quel momento trova la forza di spingere ancora, di mettere in campo tre punte e di andare all'assalto finale. Questo è il DNA di una squadra che vuole vincere.
E poi c'è la continuità dei singoli: Mkhitaryan ha tagliato il traguardo delle 200 presenze in Serie A, un percorso iniziato con la Roma e proseguito in nerazzurro con 113 apparizioni. L'armeno è l'esempio perfetto di come si possa essere decisivi anche a 36 anni, quando hai la testa giusta e la voglia di non mollare mai.
Capitolo arbitri: Calcagno ha ragione quando dice che Inter-Napoli è stato "il più bello spot per il nostro sport". Doveri ha diretto una partita perfetta, applicando il regolamento senza farsi condizionare dalle pressioni. Questo è il calcio che vogliamo vedere: intenso, corretto, spettacolare.
Perisic, il ritorno del figlio prodigo: l'Inter ci pensa davvero
Ivan Perisic vuole tornare all'Inter. E l'Inter, credetemi, ci sta pensando seriamente. Il croato ha 37 anni il prossimo 2 febbraio, ma i numeri parlano chiaro: 4 gol e 10 assist in questa stagione, compreso un gol decisivo in Champions contro il Liverpool. Non male per uno che dovrebbe essere finito, no?
Il problema non è convincere il giocatore (che tornerebbe di corsa) ma il PSV Eindhoven, che non vuole privarsi di uno dei suoi leader a metà stagione. Gli olandesi stanno inseguendo la qualificazione ai playoff di Champions e Perisic è fondamentale nei loro piani. Ma se dovessero uscire dalla coppa, le valutazioni potrebbero cambiare.
Dall'Olanda arrivano segnali contrastanti: l'Eindhovens Dagblad parla di richieste economiche troppo alte per l'Inter, ma la realtà è che servirebbe un'offerta importante per convincere il PSV a lasciarlo andare. Pochi milioni non bastano per un giocatore che ha rinnovato fino al 2027 e che rappresenta un pilastro della squadra.
Ma perché l'Inter dovrebbe puntare su un quasi 37enne? Semplice: perché Perisic conosce l'ambiente, sa cosa significa giocare per vincere, e soprattutto può giocare sia a destra che a sinistra. Con Dumfries out fino a fine febbraio e Luis Henrique unica alternativa, un profilo così esperto potrebbe fare la differenza.
Non sarà il colpo del secolo, ma in un momento in cui serve esperienza e personalità, Ivan potrebbe essere la soluzione giusta. L'età è solo un numero quando hai ancora la voglia e la qualità per fare la differenza.
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Capitolo mercato: l'Inter accelera per Branimir Mlacic, difensore croato dell'Hajduk Spalato che dovrebbe sbarcare in Italia tra domenica e lunedì per 5 milioni. Frattesi resta in bilico: il Nottingham Forest intensifica i contatti ma l'Inter chiede sempre 35 milioni. Ora, prestate attenzione: la Roma piazza il doppio colpo Malen-Vaz per 52 milioni, mentre Raspadori è ufficialmente dell'Atalanta dall'Atletico Madrid. La Juventus punta Mingueza del Celta Vigo per la fascia destra, mentre Locatelli stravolge i piani con le sue prestazioni convincenti. Curiosità: l'Udinese patteggia per il caso Mandragora con una multa di 10.700 euro, evitando la penalizzazione.
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