Chivu debutta al Mondiale per Club: pareggio amaro e polemiche Inzaghi
Riassunto
Chivu debutta con un pareggio 1-1 col Monterrey al Mondiale per Club, mostrando primi segnali tattici interessanti. Scoppia il caso Inzaghi: il CEO dell'Al Hilal rivela che l'accordo era già definito prima della finale Champions, scatenando la furia dell'Inter. Arrivano le condanne del processo Doppia Curva: 10 anni a Beretta e Lucci, Inter e Milan risarcite. Sul mercato, Bonny sempre più vicino per 25 milioni con possibile inserimento di Esposito, mentre è derby col Milan per Leoni.
Chivu debutta con un pareggio: l'Inter non va oltre l'1-1 col Monterrey
Il debutto di Cristian Chivu sulla panchina dell'Inter si tinge di luci e ombre al Rose Bowl di Pasadena. I nerazzurri non vanno oltre l'1-1 contro il Monterrey nell'esordio al Mondiale per Club, un risultato che lascia l'amaro in bocca per le occasioni sprecate e i rimpianti di una serata che poteva essere diversa.
Sergio Ramos apre le danze al 25' con un colpo di testa da calcio d'angolo che beffa Sommer, dimostrando che a 39 anni sa ancora come si fa male alle difese avversarie. Ma l'Inter non si scompone e trova il pareggio nel finale di primo tempo con Lautaro Martinez, bravo a sfruttare uno schema su punizione orchestrato da Asllani.
Il secondo tempo racconta di un'Inter che prova a vincerla ma si scontra con la stanchezza fisica e mentale (inevitabile dopo Monaco) e con qualche scelta tattica ancora da rodare. Chivu cambia modulo in corsa, passando dal 3-5-2 al 3-4-1-2 e poi al 3-4-2-1 con gli ingressi di Sucic e Luis Henrique, ma i nerazzurri non riescono a trovare il guizzo decisivo.
Le occasioni non mancano: Lautaro si divora il 2-1 al 78', mentre nel finale è Deossa del Monterrey a sfiorare il colpaccio con un tiro che finisce sull'esterno della rete. Un brivido che fa capire come questo pareggio, tutto sommato, non sia da buttare considerando le circostanze.
"Non ci vergogniamo mai di quello che facciamo in campo", taglia corto Chivu quando un giornalista messicano gli chiede se sia imbarazzato dal risultato. Il tecnico rumeno sa che serve tempo per vedere la sua Inter, ma i primi segnali - dalla difesa a zona sui calci piazzati ai cambi di modulo - fanno intuire che qualcosa di nuovo sta nascendo. Ora testa all'Urawa Red Diamonds: il cammino è appena iniziato.
Caso Inzaghi-Al Hilal: l'accordo c'era già prima di Monaco
Le parole di Esteve Calzada fanno tremare Viale della Liberazione. Il CEO dell'Al Hilal ha svelato alla BBC quello che molti sospettavano: l'accordo con Simone Inzaghi era già stato raggiunto prima della finale di Champions League. "Era già tutto deciso, ma il contratto non è stato firmato prima solo perché Inzaghi per rispetto ci ha chiesto di aspettare", ha dichiarato il dirigente spagnolo.
Una rivelazione che getta ombre sulla finale di Monaco e sul disastroso 5-0 subito contro il PSG. Credetemi, sapere che il proprio allenatore aveva già la testa altrove non può non aver influito sulla prestazione della squadra. Il punto è questo: come si può preparare una finale di Champions con la serenità necessaria quando si sa che, qualunque sia il risultato, si cambierà vita?
L'Inter è furiosa, e giustamente. Secondo la Gazzetta dello Sport, la società si sente "presa in giro" perché Inzaghi avrebbe potuto lasciare Milano da eroe conquistando la Champions, invece è partito con l'onta di una sconfitta che ancora brucia. Marotta, con la sua consueta eleganza, ha tagliato corto: "Ognuno sa quello che ha fatto, la storia dell'Inter va avanti".
Il confronto con Mourinho del 2010 è inevitabile. Anche il portoghese aveva l'accordo con il Real Madrid prima del Triplete, ma riuscì a gestire la situazione proteggendo il gruppo e usando quella tensione come motivazione extra. Inzaghi, evidentemente, non ci è riuscito.
Ora Inzaghi si difende: "Ho dato tutto all'Inter, separarsi era la scelta giusta anche se dolorosa". Ma le domande restano: da quando era in contatto con i sauditi? La squadra lo sapeva? E soprattutto, quanto ha pesato questa situazione sul crollo di Monaco? Domande che probabilmente non avranno mai una risposta definitiva, ma che lasciano un retrogusto amaro in una storia d'amore che meritava un finale diverso.
Processo Doppia Curva: dieci anni a Beretta e Lucci
La giustizia fa il suo corso e arrivano le prime pesanti condanne nel processo "Doppia Curva". Dieci anni di reclusione per Andrea Beretta, ex capo della Curva Nord interista e collaboratore di giustizia, condannato per l'omicidio di Antonio Bellocco e per associazione a delinquere con aggravante mafiosa. Stessa pena per Luca Lucci, capo della Curva Sud milanista, ritenuto mandante del tentato omicidio di Enzo Anghinelli.
Sedici condanne in totale emesse dalla gup Rossana Mongiardo, per un totale di circa 90 anni di carcere. Otto anni a Marco Ferdico, altro pezzo grosso della Nord, mentre tra i rossoneri spicca la condanna a dieci anni anche per Daniele Cataldo, vice di Lucci ed esecutore materiale del tentato omicidio di Anghinelli.
Ma non finisce qui: Inter, Milan e Lega Serie A dovranno essere risarcite per i danni patrimoniali e di immagine subiti. Cinquantamila euro di provvisionale per ciascun club milanese, ventimila per la Lega. Il resto sarà liquidato in sede civile, ma il messaggio è chiaro: chi sporca il calcio, paga.
Il pm Paolo Storari non ha risparmiato critiche anche a club e istituzioni: "Errori di gestione che hanno generato una sorta di legittimazione" verso questi gruppi. I rapporti tra dirigenti e ultras, la gestione dell'ordine pubblico delegata di fatto alle curve, l'omertà delle vittime: un sistema malato che finalmente viene smantellato.
Luigi De Siervo, ad della Lega Serie A, esprime soddisfazione: "Risultato che conferma l'efficacia del lavoro svolto in sinergia tra istituzioni e società sportive". Ora si volta pagina, con la speranza che il calcio torni a essere quello che deve essere: passione pulita, non territorio di milizie private.
Chivu si presenta: "Vedrete Sucic e Luis Henrique, ma l'umiltà sarà la chiave"
"Bisogna non pensare al passato". Cristian Chivu è categorico nella conferenza stampa pre-Monterrey: l'Inter deve voltare pagina dopo Monaco e guardare avanti. Il nuovo tecnico nerazzurro si presenta con la serenità di chi sa di avere una squadra forte, ma anche con la consapevolezza che servirà tempo per vedere i suoi principi di gioco.
I nuovi acquisti saranno subito protagonisti: "Luis Henrique è un po' indietro di condizione, ha avuto qualche settimana in più di vacanza. Sucic è arrivato dalla nazionale direttamente qui, ha qualche allenamento in più con noi. Sicuramente li vedrete all'opera". Una promessa mantenuta, visto che entrambi sono entrati nella ripresa contro il Monterrey.
Sul piano tattico, Chivu annuncia novità: "In Italia siamo troppo legati ai moduli, quello che conta sono i principi di gioco". E infatti, contro il Monterrey ha mostrato coraggio cambiando sistema in corsa, passando dal 3-5-2 a soluzioni più offensive. I principi che questa squadra ha sempre avuto non devono essere persi, ma "cercheremo di aggiungere qualcosina in più".
La ThuLa sta bene, rassicura il tecnico: "Lautaro si è allenato subito con noi, Marcus qualche giorno in più di riposo l'ha fatto perché ha giocato la seconda partita in nazionale". Entrambi saranno a disposizione per questo torneo che l'Inter vuole onorare nel migliore dei modi.
"La chiave sarà l'umiltà", conclude Chivu parlando delle ambizioni nel Mondiale per Club. "Bisogna prendere una partita alla volta, nessuno ti regala nulla nel calcio di oggi". Parole sagge di un allenatore che sa di dover ricostruire certezze dopo il trauma di Monaco, ma che ha già le idee chiare su come farlo.
Mercato Inter: Bonny a un passo, derby con il Milan per Leoni
L'Inter accelera sul mercato e secondo Sky Sport è ormai a un passo da Ange-Yoan Bonny. Il giovane attaccante del Parma, che ritroverebbe Chivu dopo l'esperienza salvezza in Emilia, dovrebbe costare circa 25 milioni di euro. La Gazzetta dello Sport rivela che l'affare potrebbe chiudersi con l'inserimento di Sebastiano Esposito come contropartita tecnica.
Capitolo difesa: è derby milanese per Giovanni Leoni. Il classe 2006 del Parma piace tanto all'Inter quanto al Milan, con i nerazzurri che possono giocare la carta Chivu (l'allenatore che lo ha lanciato) e l'asse già caldo con il Parma per Bonny. Il prezzo? Non meno di 25 milioni, cifra che testimonia quanto sia lievitato il valore del giovane difensore.
Il regolamento del Mondiale per Club permette un massimo di sei modifiche tra il 27 giugno e il 3 luglio: i club potranno sostituire giocatori nella lista definitiva o aggiungerne di nuovi. Non facile nel caso di Bonny, ma neanche impossibile, soprattutto considerando i problemi di Taremi bloccato in Iran.
Marotta dribbla le domande su Bonny: "È un ottimo giocatore che rientra nell'elenco dei giocatori attenzionati, ma è del Parma quindi non ho molto da aggiungere". Diplomatico come sempre, il presidente nerazzurro sa che il mercato è fatto anche di silenzi strategici.
L'Inter vuole Bonny perché in questo 21enne attaccante vede una risorsa enorme per il futuro. Con Correa e Arnautovic partiti, serve un vice-Thuram affidabile e il francese ha tutte le caratteristiche giuste. Ora resta da capire se il Parma accetterà l'inserimento di Esposito per abbassare la parte cash dell'operazione.
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Altre notizie dal mondo nerazzurro: River Plate batte 3-1 l'Urawa nel girone dell'Inter, con l'ex Colidio a segno. Preoccupa l'infortunio di Driussi che potrebbe saltare la sfida coi nerazzurri. Calhanoglu sempre nel mirino del Galatasaray: l'Inter valuta 40 milioni per il turco, ma tutto dipende dall'affare Osimhen. Lautaro rompe il silenzio: "Monaco mi resta in testa" ma il capitano è pronto a ripartire con Chivu. Buchanan spiega la scelta Gold Cup: "Era ovvia, volevo giocare" dice il canadese che ha preferito la nazionale al Mondiale per Club. Zanetti visita Oaktree: il vice presidente in tour al quartier generale californiano del fondo proprietario. Settore giovanile: Zanchetta ufficiale al Novara, al suo posto in Primavera dovrebbe arrivare Benny Carbone.
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